close
GUIDE E STORIES
Acea Energia ti informa

close
OFFERTE CASA
OFFERTE PER BUSINESS (PMI) E PERTINENZE (BOX, CANTINE, GARAGE)
Altre Esigenze

close
close
close
Trova e Risolvi

Cerchi altre informazioni?

Campi elettromagnetici: cosa sono, se fanno male e come ridurli davvero

campi elettromagnetici sono presenti ovunque e provengono sia da fonti naturali, come il sole e la Terra, sia da fonti artificiali, come impianti elettrici, smartphone e Wi-Fi. Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione sui possibili rischi per la salute legati ai campi elettromagnetici. La maggior parte degli studi scientifici però non li considera pericolosi. Ci sono comunque alcuni comportamenti che aiutano a ridurre l’esposizione. 

Campi elettromagnetici: cosa sono e come si generano

campi elettromagnetici sono presenti ovunque nel nostro ambiente, anche se non possiamo vederli. Ma da dove provengono?

Esistono sorgenti naturali, come i fenomeni atmosferici durante i temporali o il campo magnetico terrestre, ma anche sorgenti artificiali legate alle attività umane: dall’elettricità nelle nostre case ai dispositivi medici, fino alle antenne per radio, televisione e telefonia mobile. 

La differenza tra campo elettrico e campo magnetico

Per capire cos’è un campo elettrico e un campo magnetico, possiamo partire dalla loro origine.  

Il campo elettrico nasce dalla presenza di cariche elettriche, quindi è legato alla tensione: può essere presente anche quando un dispositivo è spento, ma rimane collegato alla presa.  

Il campo magnetico, invece, deriva dal passaggio di corrente; quindi, esiste solo quando un apparecchio è acceso e l’elettricità scorre.  

In entrambi i casi, l’intensità del campo diminuisce rapidamente man mano che ci allontaniamo dalla sorgente.  

Per capire meglio il concetto, basta pensare a una lampada in casa. Se questa è collegata ma spenta, c’è solo campo elettrico. Quando però la accendiamo, circola corrente e si genera anche un campo magnetico.  

Ma quand’è allora che si parla di campo elettromagnetico? Semplice: quando i due campi coesistono e interagiscono tra loro, formando un unico fenomeno fisico in cui si influenzano reciprocamente.

Campi a bassa e alta frequenza

I campi elettromagnetici non sono tutti uguali. Ciò che li distingue è la frequenza, cioè la rapidità con cui oscillano. Per semplificare, possiamo dividerli in:

  • Campi a bassa frequenza, legati soprattutto all’uso dell’elettricità: linee elettriche, prese di corrente, elettrodomestici; 
  • Campi ad alta frequenza, prodotti da strumenti che trasmettono informazioni, come radio, televisione, antenne per la telefonia mobile, Wi-Fi e forni a microonde. 

Importante distinzione, specialmente quando si parla di rischi per la salute connessi ai campi elettromagnetici, è quella tra radiazioni ionizzanti e non ionizzanti.  

Con le prime facciamo riferimento a radiazioni, come i raggi X, che hanno energia sufficiente per alterare le molecole del nostro corpo.  

C’è da dire, però, che i campi elettromagnetici legati alle tecnologie che usiamo ogni giorno, invece, rientrano tra le radiazioni non ionizzanti. Cosa significa questo? Che la loro energia è troppo bassa per rompere i legami chimici. A livelli comuni di esposizione, infatti, non hanno le caratteristiche per danneggiare le cellule

campi-elettromagnetici

Campi elettromagnetici in casa: da dove provengono

Essendo presenti pressoché ovunque, i campi elettromagnetici possono essere generati anche in casa. Ma da quali dispositivi o elettrodomestici provengono? 

Gli elettrodomestici più comuni

Nelle nostre case i campi elettromagnetici sono prodotti da molti elettrodomestici di uso quotidiano. 

Spesso si pensa che l’intensità dipenda dalle dimensioni o dalla potenza dell’apparecchio, ma non è così. Anche dispositivi simili possono generare livelli molto diversi, in base a come sono progettati. Tra gli esempi più comuni troviamo:

  • Forno a microonde: funziona a potenze elevate, ma è dotato di schermature che riducono le emissioni all’esterno a livelli quasi non misurabili. Inoltre, diminuiscono rapidamente già a pochi passi di distanza;
  • Televisore: produce campi elettrici e magnetici, ma nei modelli moderni i livelli sono generalmente molto bassi; 
  • Asciugacapelli: può generare campi magnetici anche intensi, ma solo a distanza ravvicinata e per tempi brevi; 
  • Frigorifero: emette campi a bassa frequenza quando il motore è in funzione. 

Wi-Fi, router e dispositivi wireless

Accanto agli elettrodomestici tradizionali ci sono poi Wi-Fi, router e dispositivi wireless. 

Anche questi strumenti emettono campi elettromagnetici, in particolare a radiofrequenza, perché trasmettono dati senza fili. Si tratta però di segnali a bassa potenza, progettati per coprire distanze limitate, come quelle di un appartamento o di un ufficio.  

Anche in questo caso, l’esposizione diminuisce rapidamente quando aumenta la distanza dalla sorgente, e i livelli restano generalmente ben al di sotto dei limiti di sicurezza fissati dalle normative internazionali. 

Rischio campi elettromagnetici: cosa dice la scienza

Il continuo avanzamento delle tecnologie ci espone ogni giorno a una presenza sempre più diffusa di campi elettromagnetici. È normale, quindi, chiedersi se esistano rischi per la salute.  

Un elemento che spesso genera preoccupazione è la classificazione dell’IARC che inserisce i campi elettromagnetici a bassa frequenza nel gruppo 2B, cioè “possibilmente cancerogeni per l’uomo”. Ma cosa significa davvero?  

Non che siano stati dimostrati come causa di tumori, come si tende a pensare, bensì che le prove sono limitate e non conclusive. Nello stesso gruppo rientrano infatti sostanze e fattori molto diversi tra loro, per i quali non esiste una certezza di pericolosità alle normali condizioni di esposizione. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea infatti che siamo tutti esposti, a casa e al lavoro, a livelli di campi elettromagnetici generalmente molto bassi. Per le radiofrequenze, l’effetto biologico principale è il riscaldamento dei tessuti, ma i livelli ambientali sono di gran lunga inferiori a quelli necessari per produrlo.  

Dopo ampie revisioni scientifiche, l’OMS conclude che le evidenze attuali non dimostrano conseguenze sulla salute per esposizioni a bassi livelli. In ogni caso, in numerosi paesi sono in corso studi su larga scala che possono aiutare a chiarire alcuni punti, tra cui l’eventuale correlazione tra l’esposizione ai campi elettromagnetici e cancro.  

La ricerca, dunque, continua, ma senza elementi attuali che giustifichino allarmismi. 

Come ridurre i campi elettromagnetici in casa

Anche se siamo costantemente immersi in campi elettromagnetici, gli elettrodomestici e i dispositivi che usiamo in casa non emettono radiazioni ionizzanti, perciò non comportano rischi concreti per la nostra salute

Se però si desidera vivere con maggiore tranquillità, ci sono comunque alcuni piccoli accorgimenti pratici che possono contribuire a farci stare più sereni: 

  • Spegnere il Wi-Fi di notte, dal momento che questa abitudine riduce l’esposizione ai campi elettromagnetici e può anche favorire un sonno più profondo, senza interferenze elettroniche; 
  • Non dormire con lo smartphone sotto il cuscino, non solo per ridurre l’esposizione ai campi elettromagnetici, ma soprattutto per evitare surriscaldamenti o, in casi estremi, il rischio di incendi legati al dispositivo; 
  • Tenere i dispositivi lontani dal corpo quando non servono, ad esempio non tenerli in tasca o vicino alla testa per molte ore consecutive, così da limitare esposizioni inutili senza cambiare le abitudini quotidiane. 

Quando preoccuparsi davvero dei campi elettromagnetici

Il rischio legato ai campi elettromagnetici non è sempre trascurabile, ma solo in situazioni specifiche i livelli possono diventare davvero alti e creare concreti motivi di preoccupazione.  

È il caso, ad esempio, di chi vive o lavora a poche decine di metri da sottostazioni elettriche, linee ad alta tensione o grandi antenne trasmittenti.  

Per prima cosa, va detto che in Italia il limite di esposizione è fissato a 15 V/m come media su 24 ore. Sostanzialmente, solo superando questo valore ha senso preoccuparsi.  

Ma come capire se la propria abitazione è a rischio? In questo, le ARPA regionali rappresentano un punto di riferimento. Sono, infatti, le Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale a svolgere controlli sui campi elettromagnetici e verificare che impianti come elettrodotti, cabine elettriche o antenne non superino i limiti di legge, con misurazione che vengono effettuate nei punti più esposti della popolazione.  

Al di fuori di questi casi specifici, però, le radiazioni presenti in casa non rappresentano un pericolo e, in linea generale, possiamo affrontare la vita quotidiana con serenità, consapevoli, ma senza preoccupazioni inutili

campi-elettromagnetici

Le nostre offerte Luce e Gas per la tua casa

Offerte Luce e Gas

Semplifica la gestione delle tue forniture Luce e Gas con un unico fornitore: scopri tra le nostre offerte per la tua casa quella più adatta alle tue abitudini di consumo.

Offerte Luce

Scegli tra le nostre diverse offerte Luce e inizia subito ad illuminare la tua casa con l'energia giusta.

Offerte Gas

Scopri le soluzioni per il Gas che abbiamo pensato per rendere ancora più accogliente la tua casa. 

FAQ sui campi elettromagnetici

I campi elettromagnetici fanno venire il cancro?

Al momento non esistono prove scientifiche che dimostrino che causino il cancro. L’IARC ha classificato i campi elettromagnetici a bassa frequenza come “possibilmente cancerogeni”. Questa categoria non significa che siano stati dimostrati come causa di tumori, ma solo che le evidenze scientifiche sono limitate e non conclusive.  

Dormire vicino al router Wi-Fi fa male?

I router Wi-Fi emettono radiazioni non ionizzanti, che non hanno l’energia necessaria per danneggiare il DNA o provocare tumori. I livelli di esposizione domestica sono inoltre molto bassi e rientrano ampiamente nei limiti di sicurezza. 

I bambini sono più sensibili ai campi elettromagnetici?

Per quanto i bambini siano biologicamente più vulnerabili a molti fattori ambientali, non esistono evidenze scientifiche solide che dimostrino effetti specifici dei campi elettromagnetici sui bambini ai livelli normalmente presenti nelle case. 

Il 5G aumenta il rischio per la salute?

Secondo le conoscenze scientifiche attuali, no. Anche le reti 5G utilizzano radiazioni non ionizzanti e devono rispettare limiti di esposizione stabiliti dalle autorità sanitarie.  

Come posso misurare i campi elettromagnetici in casa?

È possibile utilizzare misuratori specifici di campo elettromagnetico oppure alcune app per smartphone che forniscono stime indicative. 

Spegnere il Wi-Fi di notte serve davvero?

Alcune persone preferiscono farlo per sentirsi più tranquille o per ridurre le distrazioni digitali durante la notte. In questo senso, il beneficio è spesso più psicologico che sanitario. 

8 aprile 2026