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La messa a terra è un elemento essenziale per la sicurezza degli impianti elettrici domestici ed è obbligatoria per legge. Collegata all’interruttore differenziale, protegge persone e apparecchiature da dispersioni e scosse elettriche e garantisce, così, il corretto funzionamento dell’impianto. Negli edifici condominiali, ogni impianto deve essere connesso alla messa a terra comune. In Italia, la normativa di riferimento è la CEI 64-8, che definisce criteri di progettazione e installazione a regola d’arte.
La messa a terra è un sistema di sicurezza indispensabile in un impianto elettrico perché lo protegge, mettendo al riparo anche le persone. Più tecnicamente si tratta di un insieme di azioni volte ad assicurare a masse metalliche il potenziale a terra, per evitare che siano in tensione tra di loro.
Un impianto di messa a terra è costituito da tre elementi:
Ogni apparecchiatura elettrica deve essere collegata al cavo della messa a terra, facilmente riconoscibile perché generalmente composto da due colori, giallo e verde. In caso di guasto accidentale la messa a terra fa scattare automaticamente il salvavita.
Questo impianto protegge da rischi di folgorazione quando l’isolamento di un apparecchio elettrico si deteriora, dalla dispersione di energia, da tensioni elettriche e dalle scariche elettrostatiche.
Immaginiamo una linea elettrica principale che attraversa l’edificio e da cui partono, in prossimità di alcuni nodi, delle diramazioni secondarie che si collegano alle parti metalliche e alle prese elettriche. Inoltre, l’impianto è connesso al terreno tramite dispersori che possono essere picchetti in rame o acciaio, cavo in rame (corda), oppure calcestruzzo che ha un potere schermante.
Il sistema di messa a terra consiste nel portare gli elementi metallici al potenziale elettrico del terreno, evitando che possano trovarsi in tensione tra loro, oppure con la terra.
Il dimensionamento della messa a terra deve essere effettuato sempre da un tecnico competente.
Ogni impianto di messa a terra, per essere adeguatamente proporzionato, necessita di un progetto ad hoc e di una misurazione della resistenza del suolo. Per fare ciò è indispensabile applicare scrupolosamente le raccomandazioni dettate dalla Norma CEI 64-8/5 in ordine ai materiali da impiegare per la realizzazione dell’impianto.
Ad esempio: per assicurare una corretta dispersione dell'impianto di messa a terra, potrebbe servire collegare in parallelo più pozzetti dispersori. Questo può dipendere dalla diversa capacità di opporre resistenza al passaggio delle cariche elettriche mostrata dai terreni, in relazione alle loro caratteristiche chimico-fisiche e al loro grado di umidità.
Ecco perché due edifici costruiti su suoli di diversa natura possono necessitare di impianti con un numero differente di pozzetti disperdenti anche a parità di carico elettrico.
Generalmente i terreni di origine vegetale sono quelli che presentano una minore resistenza, a differenza di quelli ghiaiosi o sabbiosi.
La normativa raccomanda l'uso di elementi metallici resistenti alla corrosione: ferro zincato, acciaio ramato, rame e metalli specifici per applicazioni in suoli particolari.
L'impiego di materiali ferrosi non è escluso, ma è bene aumentare in modo considerevole spessori e sezioni.
Il collegamento della messa a terra di una casa è obbligatorio dalla normativa vigente in materia ossia il D.Lgs. n. 81/2008, Decreto ministeriale n. 37 del 22 gennaio 2008, norma CEI 64-8/4 (parte 4, relativa alle prescrizioni di protezione).
La normativa suddivide gli impianti in tre categorie:
Il D.P.R. n. 462 del 2001 prevede l’obbligo di dichiarazione di conformità di messa a terra dell’impianto rilasciata dall’impiantista. Tale obbligo vale per i condomini, per gli uffici o luoghi di lavoro, soggetti a verifiche periodiche da parte di un organismo del Ministero delle attività produttive.
Pertanto, alle verifiche si articolano in tre fasi:
In particolare, la certificazione dell’impianto - contenente le informazioni complete sull’impianto, interruttori, prese a spina, dispositivi di protezione, numero dei dispersori, voltaggio, etc. - deve essere redatta e sottoscritta da un'impresa abilitata ai sensi del D.M. 37/2008. La mancata emissione o la compilazione non conforme della documentazione può comportare sanzioni amministrative previste dalla normativa vigente. La normativa vigente, infine, prevede l’obbligo di messa a terra per tutte le costruzioni perennemente ancorate al suolo, ma anche per quelle temporanee. Anche ponteggi e altre attrezzature metalliche mobili devono essere collegati a terra. Così pure le strutture private, come nel caso di un semplice gazebo metallico da giardino.
Per legge, anche nei condomini, secondo il D.P.R. del 22 ottobre 2001, n. 462, l'impianto elettrico del palazzo deve avere la messa a terra. Il responsabile della sicurezza dell’intero edificio è l'amministratore condominiale, che è tenuto a regolarizzare ogni situazione che non risulta a norma. Le spese necessarie per realizzare l'impianto di messa a terra condominiale vengono ripartite tra tutti i condomini, in base ai millesimi di proprietà.
La realizzazione dell'impianto di messa a terra rappresenta una delle voci dell'intervento elettrico e il costo varia in funzione delle caratteristiche dell'immobile, dei materiali utilizzati e della complessità dei lavori. Anche le verifiche e i controlli periodici possono avere costi differenti in base alla tipologia e alla potenza dell'impianto. In presenza dei requisiti previsti dalla normativa, le spese sostenute possono rientrare tra quelle agevolabili attraverso le detrazioni fiscali per gli interventi di ristrutturazione edilizia.
Perché la messa a terra è obbligatoria?
La messa a terra è fondamentale per proteggere persone e impianti dal rischio di scosse elettriche e dispersioni di corrente.
Qual è la normativa di riferimento per la messa a terra?
La normativa di riferimento per la messa a terra negli impianti elettrici civili è la Norma CEI 64-8
Cosa succede se non si ha la messa a terra?
Senza messa a terra aumenta il rischio di folgorazione, guasti elettrici e malfunzionamento dell’interruttore differenziale. Non solo, perché si rischiano anche sanzioni.
18 giugno 2026 |